martedì 3 febbraio 2009

quando una canzone dedicata ad un amico unico

I want somebody to share
Share the rest of my life
Share my innermost thoughts
Know my intimate details
Someone who'll stand by my side
And give me support
And in return
She'll get my support
She will listen to me
When I want to speak
About the world we live in
And life in general
Though my views may be wrong
They may even be perverted
Shell hear me out
And won't easily be converted
To my way of thinking
In fact she'll often disagree
But at the end of it all
She will understand

I want somebody who cares
For me passionately
With every thought and
With every breath
Someone who'll help me see things
In a different light
All the things I detest
I will almost like
I don't want to be tied
To anyone's strings
I'm carefully trying to steer clear of
Those things
But when Im asleep
I want somebody
Who will put their arms around me
And kiss me tenderly
Though things like this
Make me sick
In a case like this
I'll get away with it

(sì, certo che la devi trasporre dal femminile al maschile, la cantavano i Depeche Mode; non ti sto dando della "she", smettila di rompere; non è una lagna, è una canzone stupenda, ingrato; non mi sono scordata, è che ieri non riuscivo ad accedere al blog, miii, quanto sei polemico; polemica io???; no, adesso non montarti la testa, mettiamola sul piano dell'amore fraterno, va là; lo so che una sorella ce l'hai già, fai finta che io sia la tua gemella; con tutte le volte che ci hanno preso per fratello e sorella, con il fastidio di entrambi, eh; no, guarda, se mai essere preso per mio fratello per te deve essere un onore; buonanotte; non ti ho buttato giù la cornetta stavolta! non hai sentito che ti ho detto "buonanotte"?; BUO-NA-NOT-TE!)

sabato 17 gennaio 2009

quando l'isolamento

Lo scorso weekend è stato pesante, veramente pesante.
Avevo contrazioni addominali da far paura. 
Vediamo se riesco a rendere l'idea, per coloro che di x-plegia non sanno tanto.
Fate finta che abbiate da sotto il ginocchio fino alle spalle una specie di tuta con sotto delle anime metalliche, piegate nello snodo delle chiappe. Ora fate finta di essere seduti. Tranquilli, fate le vostre cose. Tanto non lo sapete che il vostro vicino bastardo (a cui a dirla tutta avete fatto involontariamente la fiancata dell'auto e voi credete non vi abbia visto, ma vi ha visto, ingenui!) ha in mano un telecomando. 

Sul telecomando c'è un bottone arancione.
Il vicino bastardo lo schiaccia.
In quel momento la struttura metallica sulla quale sedete si irrigidisce. Di colpo. Solo il peso del fondochiena non vi fa volare dalla sedia e non vi fa diventare un manico di scopa. Ma tutto d'un botto la vostra schiena dà un colpo pazzesco all'indietro, e tutti i muscoli, dalle cosce fino alle spalle, sono rigidi come stoccafissi, e non potete fare nulla, piegarvi in avanti vi è impossibile, finché il vicino bastardo, dopo almeno trenta secondi, non molla il pulsante.

Ecco.
Questo è ciò che mi capita.
Vicini a parte, perché i miei vicini sono quasi tutti buoni. E io non ho fatto fiancate a nessuno.
Solo che io ho la complicazione di essere su una sedia con le ruote, che è facilissima da impennare. Mi è andata bene, perché i colpi più forti, quelli che hanno impennato la carrozzina, sono avvenuti con carrozza frenata e gambe sotto qualche tavolo. Quindi nessun volo, che già mi sembra un bel traguardo.
E' stato poi un weekend lungo, da sabato a martedì, e adesso per favore niente "Oh, poverina", perché la "Oh, poverina" era incazzata come un bisonte incazzato e qualche volta le stava per uscire una bestemmia.

Questi episodi, che talvolta capitano, senza una ragione né un perché apparente, sono leggermente massacranti dal punto di vista fisico, ma sono logoranti da quello psicologico, perché non ti senti mai sicura. Ad ogni passaggio carrozza-macchina e viceversa, vi distendete come una corda di violino. Appena ho avuto la possibilità, ho martoriato il mio fisiatra ripetendogli alla nausea: "Dottore, come cazzo posso capire cosa ho?" e lui, va beh, dietro mia espressa paranoia, in un'ora mi ha fatto fare ecografia vescica-reni-cistifellea. Niente.
Sarà il freddo. Boh.
Sarà che mi si sta perforando qualche organo interno. Boh.
E' che quando non senti nulla neppure all'interno, nessuno dei tuoi organi, è un casino. Potrei avere dei dolori incredibili, ma tanto non li sento. Che palle, che palle, che palle.

Niente cena dagli amici con figliolanza, niente saldi, niente di niente, ospedale a parte. Che non è proprio una gita ricreativa (anche se quel giorno era il compleanno di una terapista e mi sono scofanata trentun pasticcini circa).
Isolamento.
A parte qualche amico o amica che ti viene a trovare.
Per fortuna che non soffro di solitudine, se no ci sarebbe da spararsi.
Adesso un po' meglio. Cioé meno contrazioni addominali, più leggere, il senso di avere il tronco dentro un corsetto di ferro battuto, ma queste sono inezie.

Intanto sogno la primavera, il sole, il caldo, perché quando arrivo in ospedale sembra sia scesa dall'Everest e, non so perché, mi prendono per il culo. Terapisti e pazienti bastardi!

giovedì 8 gennaio 2009

quando una scrive delle scemenze

Chi è che scriveva: voglio tornare alla routine, che palle le feste, che noia mangiare sempre cioccolato?
Ah. Io.
Ah.

Ho scritto delle gran cazzate.
  1. ho dormito tantissimo, nessun infermiere o assistente domiciliare che mi venisse a rompere l'anima;
  2. ho fatto cose che rimandavo da giorni, senza fare quelle che rimando da mesi;
  3. ho avuto l'occasione per risentire Marco e Riccardo, due amici che attraversarono in giornata quasi mezza Italia per venirmi a trovare in ospedale;
  4. oggi ho messo il naso fuori e mi si è staccato causa congelamento istantaneo;
  5. oggi ho avuto troppi rapporti sociali inutili e ho mal di testa;
  6. oggi ho ricominciato la routine (in differita, causa neve di ieri)
E domani un'ora di fisioterapia.
Non ce la posso fare.

sabato 27 dicembre 2008

quando sì, ok, ma quando?

Ovvero: quando finiscono?
E va bene, lo ammetto.
Mi pesano le feste.
E cominciano a pesare anche sulla mia pancia. Cioccolatini, panettoni ripieni, pasticcini, panettoni artigianali, mandorle glassate. Mi viene il vomito. Ma solo dopo, prima mangio tutto il mangiabile.
Per il pranzo di Natale avevamo come ospiti la mia ex-compagna di stanza dell'ospedale - sette mesi vissuti, pericolosamente, insieme - e sua madre. Essendo la prima di nuovo ricoverata e abitando lontano, è stato automatico volerle avere qui.
Solo che hanno portato questo vassoio di pasticcini fantastici, e siccome in casa mia vale la regola del "chi prima arriva, meglio alloggia", bisogna essere veloci a mangiare, se no ti trovi il vassoio vuoto, e quindi per Santo Stefano, quatta quatta, sono andata in cucina e ho aperto il frigo.

Per complicare ulteriormente la mia già complicata vita, i pasticcini erano ad un'altezza quasi irraggiungibile.
Quasi.
Così, sporgiti di qua, allungati di là, il vassoio è venuto giù, in maniera non proprio elegantissima. Un pasticcino fatto a forma di tazzina di caffè - delizioso! - è finito su un ripiano, ma già che c'ero ne ho mangiato un altro. Dovevo rifarmi dello sforzo. Salvo poi piangere lacrime di coccodrillo, perché poi sono fatta così. Mi pento, ma sempre con quei 30 secondi di ritardo.

Così voglio che finiscano le feste, voglio passare capodanno a letto immersa nei film e nei sudoku, voglio riprendere la mia routine, perché io alla mia routine ci ho fatto il callo, e mi manca.

E quando penso a quando tutto era diverso, penso anche al fatto che l'ultimo capodanno da "in piedi" l'ho trascorso con un paio di film e la mia gatta, che ai tempi era cucciola-cucciola, e credo che (a parte quello dove - come ottima padrona di casa - mi sono ubriacata in maniera improponibile) sia stato forse il miglior capodanno, nella mia casa, a giocare con la cucciola, finché lei non è crollata esausta e ha compreso che, malgrado l'età, io ero molto più cucciola di lei.

A capodanno tutti in spolvero e tutti che cercano di fare festa. Che palle. E' una sera come un'altra. Sopravvalutata, come tante, tante cose.

venerdì 19 dicembre 2008

quando una vorrebbe scrivere un post ma non ha più tempo

Eh va beh, questo blog vive di vita propria.
Io la moderazione ai commenti non l'ho mai messa. E poi se hai i commenti in moderazione non ti arrivano neppure nell'e-mail.
Pensavo: ma che tristezza, nessuno mi commenta più. E invece stasera vengo per scrivere un post (il cui argomento era così interessante che mi è volato via dalla mente) e vedo quella righina: 21 commenti da moderare. Eeeeh?!
Aveva ragione Fabrizio e torto io: "Moderi i commenti?". "Ma quando mai!".

Fatto sta che a furia di rispondere ai commenti ho fatto tardi e saluto tutti e un po' anche mi scuso. A parte i doppioni, li ho pubblicati tutti. Non ho risposto a quelli su Capezzone non per mancanza dialettica, ma perché mi ha spaventato il numero dei commenti. Avrei finito alle tre. A tal riguardo vorrei solo dire che la speranza è l'ultima a morire, anche se l'immediata riassegnazione dei fondi pubblici alle scuole cattoliche, no, cioè, volevo scivere private, non mi fa ben sperare.

Ma come dice il papa è solo un gran bene che potere temporale e spirituale siano ben divisi e non interferiscano (MAI!!! MA PROPRIO MAI-MAI!!!) l'uno con l'altro.

Ho voglia di piangere, chissà perché.
I commenti non sono più moderati, ne attendo molti!

lunedì 1 dicembre 2008

quando le partite di calcio su sky

Adesso c'è la social card.
40 euro al mese per folleggiare amabilmente.
Ieri si parlava di reddito inferiore, per chi ha disabili a carico, a 35.000 euro. 22.000 euro per gli altri. Ma oggi, primo giorno di distribuzione, si parla di ISEE che è cosa ben diversa. E' un redditometro in cui sono compresi i soldi che hai in banca, i fondi o altri tipi di investimenti, le case.
Beh, ma allora cambia tutto.
Il tetto è di 8.000 euro.
Chi ha da parte 10.000 euro per il proprio funerale, li deve mettere in conto.
Chi ha una casa ereditata da un parente, talmente diroccata da non riuscire a venderla, la deve mettere in conto.
Chi si è fatto prestare 5.000 euro per il dentista e ce li ha sul conto al 31/12 deve metterli in conto.

Non ho ancora avuto il coraggio di andare a vedere i dettagli, ma finito questo post lo farò.

Io non sono una tifosa del governo attuale, anzi. Però sentire Veltroni dire che l'IVA raddoppiata sugli abbonamenti Sky colpisce le famiglie deboli, dove c'è qualche poveretto che vuole solo guardare la partita di calcio, giuro che mi ha fatto andare il sangue al cervello.
Io non ho mai avuto Sky, benché possa essere una potenziale assidua maniacale telespettatrice di ogni tipo di film o telefilm. L'ho sempre ritenuta una spesa superflua. Adesso.
Il signore o la signora che vogliono seguire la partita di calcio hanno svariate possibilità.
  1. andare allo stadio;
  2. seguire i 479 programmi tv che la menano sulle partite in corso o appena terminate o commentate in tarda serata con tanto di immagini, moviola e riproduzione computerizzata;
  3. accendere la radio e seguire "Tutto il calcio minuto per minuto" come si faceva anni fa.
Un'altra bella idea sarebbe non fossilizzarsi pomeriggio e sera su Sky Calcio, per non parlare dei mercoledì di Champions, ma magari uscire con amici, ragazza/o, moglie/marito, famiglia.
Sky non è un bene essenziale.
Gli assorbenti per donne sì, eppure sono tassati al 20%.
E dunque? Sky: perché ha l'iva al 10%?

Se avesse posto il problema sotto un'altra luce (conflitto d'interessi per il digitale terrestre?) magari poteva essere un po' più dignitoso.
Che politici del cazzo che ci ritroviamo, poveri noi.
(adesso vado a vedere se sono una vera povera o una falsa ricca)

P.s. Sono una falsa ricca.

venerdì 14 novembre 2008

quando volare oh oh

Sarò un po' sfigata?
Domanda assolutamente inutile, effimera, scontata.
Una infermiera "addetta" mi fa scendere dal montascale. Uno zerbino, un gradino insignificante e patapam! Di nuovo a gambe all'aria!
Due capocciate, una sul fianco del montascale, una sul pianale del montascale, ma discesa tutto sommato non troppo violenta.

Ennesimo mini-trauma cranico.
Ma porca eva!
Ché poi la cosa assurda è questa: io cado e non mi spavento (solo una volta, perché sono andata giù velocissima e ho battuto la testa e ho perso un po' di sangue, e un'altra quando sono andata giù di testa e mi sono fatta un taglio in fronte, e lì, ecco, non è il massimo), ma chi è responsabile del mio volo oppure è casualmente lì vicino, sbianca. Inizia a straparlare dicendo che ora mi tira sù, e allora tu con la maggior tranquillità possibile e le gambe all'aria, cerchi di rassicurarla:
"No, non ce la può fare da sola. Solo la carrozza pesa venti chili. Io quasi il triplo. Vada a chiamare aiuto, io sto bene. La testa mi sanguina? No? E allora non è niente de che. Stia tranquilla. Vada."

Poi arriva l'intero esercito della salvezza, un'infermierona ti chiede: "Voglio sapere inanzitutto se si è fatta male e dove", oddio, bene proprio no, ma sopravvivo, dopodiché le infermiere iniziano a formulare ipotesi varie per tirarti sù.
La mia prima primaria mi disse: "Devi imparare a dare ordini con autorevolezza, perché la gente non sa come aiutarti, sei tu che devi spiegare il modo in cui devi essere aiutata". Cielo, santissime parole.

"FERME! Uno: dovete tirarmi sù insieme alla carrozza. Due: mettere i freni alla stessa. Tre: una da una parte, una dall'altra dovete afferrare le maniglie, quelle da cui mi spingono. Chiaro?"
L'infermiera responsabile del volo non trova la maniglia e secondo me è lì lì per mettersi a piangere. Tranquilla, tranquilla.

Rivedo la luce, mi gira la testa a palla. Me ne vado non prima di avere dato un paio di dritte sull'accessibilità.

Sono caduta innumerevoli volte.
Una volta due volte in due giorni. Una volta di testa, dal sedile della macchina (sangue). Una volta mentre vagavo in reggiseno, e i vicini reperibili a quell'ora erano pensionati, e sono rimasti un po' turbati.
Per questo bimestre spero di aver dato abbastanza, diciamo.

 

domenica 9 novembre 2008

quando stavolta non tocca a te

Domani accompagno un familiare in una clinica per una visita.
Mi sembra strano essere io a dover accompagnare.
Sono io quella sempre accompagnata.

Siccome sono un po' cretina, ho dato due appuntamenti a due gruppi di persone diverse nello stesso posto. Ad orari diversi. Peccato che oggi un'amica mi abbia ricordato che quel giorno andiamo a vedere uno spettacolo.
No, dico, ma sarò cretina?
Inevitabilmente la risposta è sì.

Una piccola piaghetta bastarda sul piede, zona metatarso, che mi porto dietro da più di un anno, non vuole chiudersi. Mi fa venire i nervi! E' un buchino di due millimetri ma profondo un cm, un cm e mezzo. Me la vedo come una pulce rompicoglioni, che riesci a prenderla tra le dita ma lei sguiscia via e ti ciuccia il sangue da un'altra parte.

Probabilmente qualcuno si chiederà come mai ho pensato a una pulce e non a una zanzara.
Quando ero ragazzina ebbi la fortuna di essere adottata dalla gatta più intelligente dell'intero pianeta. Che però andava molto in giro e aveva qualche pulce. Ma le pulci fanno le uova e le uova si schiudono e nascono tante pulcine. E la gatta venne in vacanza con la famiglia, io tornai a casa e le pulcine che nel frattempo erano nate, confuse e 
affamate, mi scambiarono per un animale e mi attaccarono in 200.000.

Porto ancora i segni dello shock subito, come è evidente.
Però porto ancora nel cuore la mia gatta gemella... non vogliamo metterci una foto?
(aveva le orecchie un po' grosse, ma solo perché era cucciola, non perché volesse fare intercettazioni o altro)


sabato 1 novembre 2008

quando faccio le corna

Non vorrei essere troppo ottimista, ma sono giornate buone.
Riesco a stare con gli altri senza digrignare i denti.
Riesco a vedere gli amici che ho trascurato a lungo, ma che hanno rispettato il mio silenzio.
Riesco a fare qualcosa di buono.
Oggi ho scritto a Capezzone, per l'uso terapeutico della cannabis.
Una sorpresa, mi ha risposto subito. E mi ha detto che è vero, bisogna affrontare la questione, malgrado le resistenze dei più.

Beh. Io non me lo aspettavo.
Dal momento poi che sono l'ultima al mondo che lo stima.
Oggi ha guadagnato almeno cento punti fragola.

martedì 21 ottobre 2008

quando fai prendere un coccolone

Una amica carissima nel weekend mi porta in un grande magazzino a fare un giro: già è un giro strano, poiché incontro ben due altri carrozzati, di cui uno orrendo e uno che è un gran pezzo di ragazzo, che tiene sulle gambe un bimbetto sui tre/quattro anni tutto pieno di riccioli biondi. 
Purtroppo A. il soggetto aveva una moglie o compagna a qualche metro di distanza B. avevo già avvertito l'amica che avevo avuto le prime avvisaglie (brividi particolari) di crisi disreflessica, e dunque mi spingeva a una velocità stile Dr. Rossi.

Usciamo, ci mettiamo al sole, fumiamo una sigaretta.
Bum.
Mi ritrovo senza forze, con la testa che mi gira e contrazioni a mille.
La Santa (l'amica: stavolta veramente ha dato prova di sangue freddo e senso pratico e gran forza muscolare, grandissima) mi mette di peso in auto, mi porta a casa, mi fa scendere di peso dall'auto, mi porta sù fino alla mia stanza, io nel frattempo è come se avessi la pressione a uno, senza però gli altri sintomi da bassa pressione, cioè vista oscurata e suoni ottusi.

Non capisco.
Di certo mi sento come un burattino senza fili.
Mi aggrappo a un familiare e passo dalla carrozza al letto.
Mangio cioccolato, bevo il caffè, bevo l'acqua, ma sento tutto il corpo (tutto... quel quarto che risponde ancora) molle.
Tutti visi preoccupati.
Io meno.

Mi addormento. Mi risveglio, ripresa, due ore dopo.
Inutile aggiungere che quel pomeriggio avevo la possibilità di vedere il bimbo della best friend, che finalmente me lo portava in visita, di mangiare a casa di una coppia di amici che fanno cose buonissime, e anche, volendo, di andare al cinema.

Sì, direi che è stata una giornata fastidiosa, seppure spendere quasi 50 euro in cagate dà sempre una certa soddisfazione.
Che sia stata la vista di quel bel figliolo a provocare tutto 'sto casino?

giovedì 9 ottobre 2008

quando ok, ora hai aspettato abbastanza

Fortuna che il mio aspettare non è stato vano, perché sto vagamente riprendendo una parvenza da tetra normale.
Anzi, oggi per dirla tutta ho girato come una trottola.
Sì, ok, ho girato per l'ospedale dove ho visto il mio fisiatra (e altri 90 individui che ho salutato, intrattenuto ed educato), ma erano mesi che senza le droghe in corpo (che avrei dovuto prendere una mezz'ora prima), sfrecciavo spedita da un'ala all'altra per procurarmi un Kinder Pinguì, con la forza e l'equilibrio necessari.

Vogliono botulinizzarmi anche la gamba trombotica, perché non si riesce a smuoverla, rimane piegata a 90° (e mi viene sempre in mente l'uomo in doccia che raccoglie la saponetta, essere cresciuta con tanti amici maschi e scemi ha lasciato tracce indelebili), ma qui tra gamba e vescica devono metterci un cartello di precedenza. Perché il botulino non può essere ripetuto a breve distanza. Quando sarà il prossimo botulino vescicale? Mah! Chi può dirlo? Dipende dalle crisi disreflessiche, che mica hanno il buon gusto di avvertirti quando arrivano a renderti impossibile la vita.

Vedremo.
Il mio fisiatra è proprio bravo, comunque. E' una brava persona. Ecco.
E' un periodo che è un po' triste. Non è che voglia consolarlo con la mia persona, ma trovare un modo.
Lo troverò il modo.

E' bello essere tornati a una condizione di quasi normalità, trombosi spaccacazzo a parte, pure se me ne sto abbastanza tranquilla per evitare di ripiombare in stato pre-coma. 
Pensare che ci sono pure stata in coma, causa allergia a farmaco per trattamento contrazioni, quindi non un coma serio-serio, ma non ricordo nulla (strano!), però mi dicono che quando mi sono risvegliata dalle flebo di valium straparlavo, e tutti erano preoccupati.
Io, se fossi stata in tutti, mi sarei fatta quattro risate a sentire le minchiate che mi dicono abbia detto (purtroppo nessuno si ricorda più con esattezza cosa fossero cotali minchiate).

Va beh, sono tornata, forse.

sabato 27 settembre 2008

quando e punto

Sei dolorante, fortemente dolorante.
Non riesci a spiegare il tipo di dolore se non a grandi linee, perché è un dolore diverso rispetto a quello comune. Però lo associ al mal di denti, anche se il tuo è dentro il torace, addome, schiena, reni, da quelle parti lì. Lo associ perché è un tormento continuo, così continuo che non può non buttarti giù.

Vorresti fare cose, vedere gente, e invece non riesci a far niente, perché lo sai che appena lascerai casa il dolore diventerà insopportabile e dovrai combattere per non piangerne.
Così, per non correre il rischio di soffrire di più, sei costretta all'isolamento. Che ti pesa, cazzo se ti pesa. Anche telefonare diventa difficile, perché alle volte non riesci neppure a seguire la conversazione. E poi non vuoi ti sia fatta la ricorrente domanda: "Come va?", ché non vuoi fare la piaga, ma allo stesso tempo non puoi neppure far finta di niente. Semplicemente non ci riesci.

Allora aspetti, come hai aspettato altre mille volte.
Aspetti che il dolore passi.
Aspetti di poter fare le cose che vuoi e puoi.
Aspetti di poter rispondere per le rime a chi ti ha fatto incazzare, ora esagereresti e non sarebbe giusto.
Aspetti di vedere il neonato.
Aspetti di mangiare i panzerotti.
Aspetti di vedere Brad e George in un film dei fratelli Coen.

Ma mentre aspetti, ricordi una cosa.
Quella volta quando ancora sgambettavi, che scopristi un coso nel polpaccio, sul muscolo. E memore di tua cugina, che fu operata per una cosa simile ed era un tumore, per fortuna preso in tempo, andasti tutta impaurita a fare l'ecografia. E mentre aspettavi, arrivò la tua amica. Che aveva capito che te la stavi facendo addosso. Ti tenne la mano, fu felice quanto te quando, uscendo dallo studio medico, le dicesti che era solo una stupida ciste di grasso.

Aspetti.
Ma sai che chi ti vuol bene aspetta con te.

domenica 14 settembre 2008

quando le paralimpiadi e la discriminazione

Seguo su Rai Sport le Paralimpiadi, ma le seguo poco, pochissimo.
Al di là del fatto che sono trasmesse in un orario che mi è scomodo.

Ieri ragionavo. (strano)
E pensavo: perché le Paralimpiadi sono una manifestazione a parte? Secondo i valori che sono alla base dei giochi olimpici, non sarebbe più corretto inserire le gare, seppur "speciali", dentro le Olimpiadi?
Mi sembra che sia discriminatoria questa cesura tra le due manifestazioni. Ma so bene quanto il Comitato Paralimpico ci tenga ad avere una olimpiade tutta sua.

Il risultato è che quando si è spenta la fiamma al Nido d'Uccello, sono pochi quelli che sanno che invece, in questo esatto momento, e ancora per qualche giorno, la fiamma è accesa, e gli atleti paralimpici stanno cercando un risultato dopo anni di faticoso allenamento.
Non c'è grande attenzione da parte dei media, forse oggi sarà uno di quei giorni dove si ascolterà e si leggerà di Paralimpiadi: due ragazze cieche hanno trionfato nel nuoto, e il Presidente della Repubblica ha chiamato Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, per congratularsi per i risultati fino ad oggi ottenuti e manifestare la sua volontà di incontrare i campioni paralimpici.

Una volta i campioni olimpici, una volta i campioni paralimpici.
No.
No, non mi sembra giusto.
Il comune denominatore è "campioni olimpici". Dovevano essere ricevuti tutti insieme.

Verrà un giorno quando le Paralimpiadi non esisteranno più perché unite alle Olimpiadi?
Non sarebbe una sana integrazione tra due mondi sportivi che ogni quattro anni potrebbero incontrarsi?
Non sarebbe un'occasione per rinforzare la cultura della reale integrazione tra disabili e normodotati?

Forse ho sognato troppo.

mercoledì 10 settembre 2008

quando non c'ho voglia

Ho già ripreso quel minimo di attività pallose dopo la fine di Agosto, tipo la fisioterapia, che due coglioni ci si fa non si può immaginare, ti prendono le gambe e te le tirano in quà in là, scatenandoti 123.987 contrazioni al secondo.
Dicono tuttavia faccia bene, mah, io sono sempre un po' perplessa.
Per altro la mia fisioterapista, che è una ragazza giovane proprio carina in tutto, ieri voleva svignarsela dopo mezz'ora, ma l'arpia che è in me trova che sia un po' illecito, perché se uno è pagato per tot minuti quelli deve fare, e quindi l'ho praticamente costretta a rimanere e mi è pure dispiaciuto. Ma siccome si tratta di soldi pubblici, si trattava di difendere anche il denaro della collettività, perdinci. Mica solo il mio.

Domani ricomincio a mettere con regolarità il naso fuori casa per altro genere di cose. Cioè inizia la routine. Io detesto già la parola in sè perché francese, figuriamoci il concetto.
"Mi viene il vomitooooo..." come direbbe Vasco.
E tuttavia, quando viene a mancare, uno, anzi, io, mi sento un po' spaesata.
Però poi trovo la via e arrivo nel paese dei bambini che ti stordiscono con la loro esagerata mobilità ed esagerato chiacchiericcio ed esagerato "cercherò di fare un danno", nel paese degli amici in vacanza che ti messaggiano per qualsiasi cagata e ti telefonano e ti fanno ridere, nel paese degli amici tornati che ti raccontano le loro vacanze, nel paese dei vicini tutti gentilissimi dopo le ferie.

E allora è pure bello spaesarsi un po', non lo sarebbe se durasse sempre, per questo c'è 'sta cazzo di routine.
Ma non c'ho voglia.
Ancora.

giovedì 28 agosto 2008

quando il rincoglionimento

Ci dimentihiamo tutto.
A volte salgo sul letto, mi sdraio e mi rendo conto che, porca puttana, ho ancora indosso maglietta e reggiseno.
A volte sono lì lì per intossicarmi con le pillole perché non ricordiamo i dosaggi del giorno prima.
A volte lei si dimentica di passare dalla farmacia o di lavare le mie super-calze da trombosi.
A volte mi dimentico di chiamare questo o quello.

La Moldava, che anticamente fu la mia memoria sostitutiva, cercando di ricordare una cosa, senza riuscirci, mi ha appena detto ridendo:
"Tu mi rincoglionisci".
Ordunque il rincoglionimento si trasmette per osmosi, che si sappia.

venerdì 22 agosto 2008

quando quella merda del vice-console si becca una bella palata di merda in faccia

Avendo avuto l'incidente che mi ha portato alla tetraplegia in terra straniera, ci rivolgemmo al consolato. Il mio caso fu affibbiato al vice-console, che con tatto disse, al mio familiare sconvolto per l'accaduto: "Mica siamo qua a far da baby-sitter ai turisti italiani". Poi ci indirizzò da un avvocato che soprannominammo l'Azzeccagarbugli, vista la serietà che dimistrò al primo incontro.
Raccontò, con un cert0 vanto, che quando gli si presentavano uomini depressi per una causa di divorzio, la sua prima mission era trovare loro donnine compiacenti che li tirassero sù di morale.

A distanza di anni ho avuto di nuovo a che fare con questa merda.
Fortunatamente non solo si è comportato di nuovo da merda non rispondendo a una mia domanda sul sistema legale di quel paese, ma per di più si è attribuito un merito non suo. E stavolta mi ha servito la palla su un piatto d'argento.

L'ho sputtanato a più non posso, con rabbia, con sarcasmo, con cattiveria, con il console e la segretaria del consolato.
Perché io sono tranquilla, ma non mi prendere in giro, dopo che ti sei comportato in una maniera schifosa, perché allora divento un fiume in piena che ti travolge. Dicono che tra un mese lascerai l'incarico e non si sa dove ti piazzeranno. Io spero in galera. Anche se non hai fatto nulla di penale, hai dimostrato l'umanità di una serpe. E vaffanculo.

quando gli aussie bambocci

Rivedere i miei due aussie bambocci più uno fresco fresco, assistere alle loro imprese di scalate di divani e di padre, ascoltare il casino che in due (perché il neonato alla fine è il più silenzioso di tutti) riescono a fare, è un'esperienza fantastica.

In cortile poi io facevo da motrice, il mio figlioccio da capotreno e l'angioletto mascherato (ovvero la peste) da passeggero. E si sono divertiti un sacco.

Miei cari bambocci, tra poco ripartirete per l'Australia e io, in tutta onestà, non è che poi sia così felice, perché amerei vedervi crescere. E nessuna foto, nessun collegamento skype, nessuna telefonata, possono rimpiazzare la gioia di vedervi.
Al di là del fatto che mi avete completamente rintronato, ma questo è solo una questione di abitudine.

Va beh.
Intanto fatemi trascorrere due ore tranquille con vostra madre, che tra voi tre e vostro padre avete fatto un macello tale che mi sembra di non averci scambiato neppure due parole.
Tra un 4-6 mesi forse metabolizzerò la vostra prossima partenza.
Anche se non ne sono poi tanto sicura.

giovedì 7 agosto 2008

quando il citofono non funziona tanto bene

Aspetto un pacco abbastanza urgente.
Suona il citofono, io parlo ma mi rendo conto che non ho ritorno: la cornetta è muta.
Cazzo faccio?
Va beh, urlo: "SENTA, SE PER CASO LEI AVESSE UN PACCO PER ME, LE APRO IL CANCELLO, ENTRI IN CORTILE CHE IO LE VENGO INCONTRO!".

Esco di casa, prendo l'ascensore, esco dal portone, mi faccio quei 150 metri sotto il sole dell'una e quaranta guardandomi intorno, svolto l'angolo e finalmente vedo il cancello del mio condominio: il signor TNT è rimasto fuori.
"Scusi, è lei che ha citofonato xyz?"
"Sì, ma sono rimasto fuori perché non sapevo dove andare"
Neppure il mio cortile assomigliasse alla piazza rossa, ma vabbè.

Entra e mi porge una penna: "Dovrebbe farmi una firmetta qua". Io prendo la penna con entrambe le mani e lui, poverino, accortosi della gaffes mi dice: "Preferisce che firmi io per lei?".
Grazie caro, se no avremmo perso nel frattempo un sacco di liquidi e sali minerali preziosi.
"Vuole che l'accompagni fino al portone?"
"No, grazie, ce la faccio!"
"Ma è sicura?"
"Sicura, davvero. Grazie lo stesso".

Non so se sia culo, però io di persone disponibili ne incontro.

venerdì 1 agosto 2008

quando il fisioterapista che sudava troppo

Ho deciso, alla fine di giugno, di fare un po' di fisioterapia passiva per mobilizzare le mie gambe. Una delle quali è totalmente anarchica, ma così anarchica che se decide di rimanere piegata all'altezza del ginocchio a 90 gradi, beh, non c'è modo di raddrizzarla.
Infatti per entrare in macchina qualcuno deve aiutarmi con la gamba anarchica, e di solito quel qualcuno suda sette camicie.

Viene da me una ragazzina di 24 o 25 anni, fresca di laurea, però è brava, è carina, è una persona con cui puoi fare quattro chiacchiere. Però va in vacanza una settimana, e mi dice che non sa quale dei due altri fisioterapisti verranno al suo posto. Le chiedo se tra i due ce n'è uno carino, lei dice di sì, io le rispondo che esigo quello.

Il supposto fisioterapista carino arriva un lunedì per la prima volta. E' altissimissimo, ma dire che è carino mi sembra eccessivo. Massima delusione.
Inizia a mobilizzarmi, ogni 5 minuti tira fuori un fazzoletto e si asciuga la faccia. Suda un po'. Gli chiedo se vuole una salvietta rinfrescante, mi dice di no. Quando poi il suo fazzoletto, un quarto d'ora dopo, è ridotto a brandelli di carta, accetta la mia salvietta (alla fine ne userà sei).
Quando fa la mobilizzazione delle ginocchia, noto una cosa raccapricciante: lui usa i guanti in lattice. Hanno dentro del borotalco. Le mani gli sudano così tanto che dal guanto colano gocce di sudore al borotalco, ma una cosa micidiale. Una goccia al secondo. Dunque mi metto a osservare ove queste gocce cadono. Copriletto. Pantaloni. Maglietta. Tutta roba mia.
La Moldava guarda e mi dice: "Che casino avete fatto". No, scusa cara, è vero che macchie bianche possono far pensare a qualcosa di più erotico, però ti assicuro che è solo borotalco e sudore. Ringraziamo la stordita dell'assistente domiciliare della mattina che ha messo il copriletto al rovescio.

Alla fine dei 45' si accorge del danno fatto, e si scusa, e mi dice che di solito non gli succede di sudare così tanto. Non so. Sarà stata l'emozione di incontrarmi? Eppure l'aria condizionata c'era, tarata sui 26 gradi (effettivi 28, perché questi apparecchi ti fregano), ma c'era.

Torna qualche giorno dopo, ma io mi faccio furba: aria condizionata a 22 gradi.
Non suda quasi niente. Quasi.
"Piacere d'averti conosciuto", gli dò la mano e swiiiish.
'Azzo.
E dire che mi ero quasi salvata.

giovedì 31 luglio 2008

quando batman

Disponendo di amici rimbecilliti come me che invece di andare a vedere l'ultimo film del regista coreano Qwan-Do preferiscono i filmacci da grande platea, ho visto l'ultimo Batman.

Oh, è bellissimo.
Io e il mio amico poi siamo usciti e dicevamo: "Andiamo sulla bat-mobile, ah, che sfigata tu che sei venuta con la bat-bicicletta, dov'è la bat-chiave?"... Sì, è vero, siamo lievemente stupidotteri, ma che bello uscire un po' esaltati da un cinema!

(per chi apprezza il genere: proprio ben fatto)